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Some Press Materials about Miss @ Net World 2002 final
Libya crowns UK beauty queen: BBC, 3.11.2002
Beauty contestants don Gadhafi tees: CNN, 3.11.2002
15 Sept. 2002


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PANORAMA: In viaggio nel deserto con le zie (10%) | |||||
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IERI E OGGI / Il Colonnello regala all’ospite un moschetto del 1924 e mostra la cicatrice sul braccio: da bambino mi fer? una mina italiana
E nella casa bombardata da Reagan ora sfilano le miss
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
TRIPOLI - Se Ronald Reagan avesse saputo che il suo bombardamento sarebbe stato sfruttato in un secondo momento per uno show all’americana, forse ci avrebbe pensato più volte o avrebbe ordinato di radere l’obiettivo al suolo senza lasciare pietra su pietra. Nella vecchia casa di Muhammar el Gheddafi colpita dall’aviazione statunitense nel 1986, ieri sera era schierato davanti ai fotografi uno stuolo di ragazze simili a quelle che si potrebbero incontrare in una discoteca di Los Angeles o di Chicago, un pot-pourri multietnico radunato di fronte alle lamiere di uno dei missili lanciati allora, e sotto pareti spezzate, sventrate, scheggiate dalle esplosioni. «Miss net world», miss rete mondiale si chiamava il concorso che aveva portato l? le 22 signorine carine, poco più che ventenni e qualcuna anche meno. C’erano una miss Ungheria, una miss Canada, una miss Italia e perfino una miss Stati Uniti, tutte selezionate via Internet da un comitato presieduto da un certo Omar Harfouch, che ha il suo ufficio a Parigi, e composto da libanesi e ucraine, benvisto dalle autorità libiche che non regalano permessi a caso. Per entrare nella caserma di Bab el Azizia, dove si trovano il rudere bombardato e la residenza attuale del Colonnello, si viene sottoposti a ripetute perquisizioni. Non si possono portare accendini. Talvolta, neanche telefonini.
A Tripoli gli Internet café nei quali i giovani «chattano», chiacchierano per via elettronica, sono in vorticosa espansione. Allo stesso tempo, non si possono acquistare giornali stranieri. Sono contraddizioni di una fase di cambiamento. E le immagini di ieri sera contribuiscono a dare l’idea.
Si parlava di cose più che serie a pochi passi dalla mini-sfilata di ieri, preludio di una selezione finale prevista per i prossimi giorni. Cose serissime. Al di là dell’ulteriore zona riservata ai controlli, a Bab el Azizia erano a cena Silvio Berlusconi e Gheddafi. Al Cavaliere il Colonnello ha regalato un moschetto italiano del 1924. Secondo il presidente del Consiglio, lo avrebbe presentato come «il simbolo della fine dei contrasti» tra i rispettivi Paesi. Non è comunque la prima volta che il Colonnello ricorre a un dono del genere: nel ’99 aveva regalato un moschetto italiano anche all’allora premier Massimo D’Alema (insieme per? a una spada, una sella e un tappeto). E puntualmente, come sempre accade nei rapporti tra il leader della Rivoluzione del 1969 e il nostro Paese, l’ombra dell’era coloniale italiana ha accompagnato i colloqui.
Per dar conto di quanto sia arduo chiudere davvero il contenzioso sul passato, Berlusconi è arrivato a farsi portavoce di un aspetto che Gheddafi voleva gli fosse ben chiaro: «Bisogna ricordare - ha sottolineato il presidente del Consiglio - che lui stesso è stato ferito dall’esplosione di una mina che si presume fosse di origine italiana, da piccolo. Ha avuto la morte di un cugino, di uno zio...».
Sull’italianità della mina, a dire il vero, il Colonnello non ha dubbi. Scoppi? nel 1948, quando Muhammar era un bambino di 6 anni o giù di l?. L’incertezza deriva dal fatto che l’anno di nascita non è certo, l’anagrafe allora era un’optional. Il futuro leader della Rivoluzione era andato a giocare nel deserto fra relitti della guerra: parti di aerei, carcasse di carrarmati, proiettili vari. «In quell’esplosione sono morti due bimbi, miei cugini. Quel giorno mi sono salvato dalla morte per puro caso» disse il Colonnello ad Angelo Del Boca, autore del ricchissimo libro Gheddafi, una sfida dal deserto , Laterza editore.
E vero che è trascorso molto tempo dal 1948, ma è altrettanto vero che la famiglia del Leader ha motivo di ricordarsi di certi aspetti del Ventesimo secolo. Il nonno di Muhammar, Abdusalam Hamid Abominiar, era stato ucciso nel 1911 da un colpo partito da una nave italiana nella battaglia di Merghb. Un suo fratello, nel 1928, è stato fatto prigioniero da Rodolfo Graziani e impiccato nell’oasi di al-Giofra.
Perdite che anni fa hanno indotto il Colonnello a dichiarare: «I miei genitori piangevano quando ricordavano gli anni dell’occupazione italiana. Io non ho vissuto quell’epoca, per? ho visto le conseguenze della guerra... io stesso sono rimasto colpito da una mina italiana, qui nel braccio destro».
Le ferite del passato non erano svanite quando ieri il Colonnello ha ricevuto il suo ospite nella tenda di Bab el Azizia, prima di continuare la conversazione all’aperto. Alla fine, il governo italiano si è impegnato a dare alla Libia 60 milioni di euro per la costruzione di una strada dal Nord al Sud del Paese. La scelta deriva da un braccio di ferro: prima della visita di ieri, l’Italia offriva l’apertura di un centro medico con ramificazioni fuori Tripoli. In origine, i libici avevano chiesto la costruzione di un’autostrada. L’Italia aveva risposto che avrebbe coinvolto imprese private. Alla fine è spuntato il contributo dello Stato.
Maurizio Caprara
Corriere della Sera | |||||
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Another article at Al-Awsat
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![]() Libya to host its first beauty pageant By Stephanie Nolen SCRIPPS HOWARD NEWS SERVICE Wednesday, September 18, 2002 Imagine Moammar Gadhafi looking moodily out his office window, musing on how to show the world Libya has changed. Free elections? Too risky. An unfettered press? Messy. Ah, but a beauty pageant; that would say something about progress in the Great Jamahiriya. When Gadhafi's son Seif al Islam suggested that Tripoli host the Miss Net World pageant, the Libyan leader was by all accounts intrigued. "My dad had two questions," the younger Gadhafi explained in a telephone interview from Croatia, where he is on a diving holiday. "Will it be (in keeping with) our traditions and Islamic laws? And I said yes. And will it be good for our economy or not? I told him it's good for our economy, it will promote tourism. And he said okay." It will be the first-ever beauty pageant in Libya. The Oct. 27 telecast of Miss Net World will feature 25 young women culled from Internet beauty contests from South Africa to Slovakia to Singapore. The event was held for the first time last year in France, but went largely unnoticed. Organizer Omar Harfouch could think of no better way to draw attention to the pageant than to hold it in Libya. "If I do it in Milano, so what? I will have one person interested," Harfouch explained in a telephone interview from London. "Now, the first question everybody asks is, 'Why Libya?' " Indeed, those were Gadhafi's first words, too, which is why Harfouch recruited the leader's son to help make the case. Despite the contest's seeming incongruity with Libyan culture, the younger Gadhafi, 30, said he is not worried that the event will spark an Islamist backlash. "The girls will make the show in traditional clothes, nothing extra-sexy or something against Islamic religion," he said, noting that his father is in favor because he is "in favor of women, and thinks they should take a role in society and be equal to men." So as not to offend local custom, however, the pageant will replace the traditional swimsuit contest with a runway walk in jeans and T-shirts bearing each contestant's national flag and a heart-framed picture of the Libyan leader. Harfouch has replaced the traditional panel of pageant judges with electronic voting that will be open to anyone with an Internet connection. "It's new and revolutionary," he said. "With the Internet, there is no need to have old and ugly judges; it's usually men of 60 judging beautiful girls of 16." The voting will be conducted through the pageant's Web site (www.missnetworld.tv), which Harfouch says gets more than one million visitors a month. Voters must register so they can't vote more than once, but he said there wasn't much funny business during the last Miss Net World competition. |